Dalla premessa del report della ricerca.
La nozione di rischio è stata inizialmente elaborata come concetto puramente matematico nel contesto del gioco d'azzardo come teoria della probabilità (Calvez,1993), è stata poi progressivamente associata a qualcosa di indesiderabile, tanto che attualmente designa gli esiti negativi di un evento, spesso usato come sinonimo di probabilità di una perdita o di un pericolo/minaccia. I primi studi sul rischio, svolti da Lichtenstein, Slovic e Fischhoff (1978), definiscono i comportamenti a rischio come un insieme di attività che possono avere effetti letali o negativi sulla salute degli individui. Bell e Bell (1993) parlano di azioni intenzionali dagli esiti incerti, con possibilità di conseguenze negative per la salute. Per altri autori (Caprara, Fonzi, 2000; Zani,Cicognani, 2000; Bonino, Cattelino, Ciairano, 2003), invece, i comportamenti a rischio sono modalità dotate di senso, utilizzate in uno specifico momento ed in un particolare contesto, per raggiungere degli scopi personalmente e socialmente significativi, ma che hanno la caratteristica comune di poter compromettere nell’immediato come a lungo termine, il benessere fisico, psicologico e sociale del soggetto. Ogni giorno stampa e televisione evidenziano un disagio del mondo giovanile che assume dimensioni sempre più preoccupanti. L'uso di sostanze e di alcol, l'esercizio irresponsabile della sessualità, la violenza verso le cose e le persone, la ricerca ostinata del rischio, anche attraverso la guida pericolosa, sono segnali che richiamano prepotentemente l'attenzione (Turchelli, Feliziani, 2009). Ma quel che più colpisce è il fatto che tali condotte non siano appannaggio di pochi adolescenti, bensì risultano sempre più diffuse, coinvolgendo fasce d'età sempre più giovani.
Un caloroso augurio di un Felice Natale e di un Sereno 2012 da tutta la redazione.